Cenere liquida, i miei pensieri sconnessi.Il mio pallore è decisamente fuori luogo su queste lenzuola di seta nera.
Poco attuale, sicuramente demodé.
Immobile sul letto…ricordavo.
Ti chiamai forte e non sentivi, dormivi forse?
Seta nera sopra il mio corpo, solo menzogne nei tuoi occhi, la notte prima.
La tonalità dei tuoi capelli castani sul cuscino mi ricordava un viaggio. Un viaggio in Germania.
Ma questo fu tanto tempo fa, le cose cambiano e le persone…
Bhè le persone no, e ora ne avevo la conferma.
Il tramonto penetrava tra i sottili pertugi delle persiane tingendo d’ oro e di porpora la stanza e i tuoi capelli.
Consegnando ad un divino istante di luce tutto ciò che avremmo potuto essere.
Guardavo la tua schiena; sinuosa ed elegante come quella di una donna.
Meravigliosa consapevolezza che saresti stato mio per sempre.
Ti chiamai ancora, nessuna risposta.
Chi eri veramente?
Eri il baratro e l’abisso
E io vi guardai dentro
Caddi, sprofondai in basso, nella tana del coniglio.
Ma il coniglio aveva occhi di brace e denti d’avorio, la sua pelliccia era nera come la notte.
E fu lui, fu colpa sua se non ricordo male.
Mi sussurrava strane parole, arcane verità.
E d’un tratto compresi
Sapevo cosa avrei dovuto fare!
I miei demoni assistevano allo spettacolo ridendo al crollo di ogni certezza.
Come in tutte le tragedie che si rispettino…un po’ di suspance
Ricordo
Una folta foresta, licheni sui tronchi spessi
Si dice fossero i nascondigli delle fate, in Germania
Dodici anni fa.
Ricordo
Un lago di montagna
Qualcosa come un grido
E uscivo in superficie per riprendere aria.
E il sangue ormai si è rappreso, ma di certo ricordo come sgorgava fluente solo qualche ora fa.
Rosso come le tue labbra, che ormai perdevano colore.
Nei tuoi occhi tante domande, nei miei nessuna risposta.
Non ti chiamo più, oramai so che non mi puoi rispondere.
Perché l’ho fatto…?
Chiedilo al coniglio, solo lui ha le risposte che cerchi.
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